Abstract (Italiano)

La presente riflessione analizza il Carnevale e i riti tradizionali non come semplici momenti di svago, ma come complessi spazi di sospensione temporale, trasgressione e rigenerazione comunitaria. Mettendo a confronto la straordinaria varietà del Carnevale sardo — dai riti agropastorali della Barbagia (con i Mamuthones e i Merdùles) alla sacralità equestre della Sartiglia di Oristano, fino alla satira e al rogo dei fantocci come Re Giorgio a Tempio Pausania e Giolzi a Bosa — con il Carnevale e il culto dei morti messicano e con la storica Festa dei Folli della Parigi medievale, lo studio evidenzia un denominatore comune universale: il mascheramento e il rito come strumenti di metamorfosi e di contatto con il sacro e la morte. Attraverso l'inversione dei ruoli, la satira corrosiva e la distruzione simbolica dell'ordine costituito, ciascuna di queste tradizioni assolve alla medesima funzione antropologica. La rottura temporanea delle regole e l'immersione nel caos della maschera si rivelano così passaggi ineludibili affinché la comunità possa purificarsi, esorcizzare le avversità e garantire la propria rigenerazione ciclica.

Abstract (English)

This essay examines Carnival and traditional rituals not merely as moments of entertainment, but as complex spaces of temporal suspension, transgression, and community regeneration. By comparing the extraordinary variety of Sardinian Carnival traditions—ranging from the agro-pastoral rites of Barbagia (featuring the Mamuthones and Merdùles) and the equestrian sacredness of Oristano's Sartiglia, to the satire and burning of effigies like Re Giorgio in Tempio Pausania and Giolzi in Bosa—with Mexican Carnival and Day of the Dead customs, as well as the historical Feast of Fools in medieval Paris, the study highlights a universal common denominator: masking and ritual acting as tools of metamorphosis and communion with the sacred and death. Through role reversal, biting satire, and the symbolic destruction of established order, each of these traditions fulfills the same anthropological function. The temporary breaking of rules and the immersion in the chaos of the mask prove to be essential steps enabling the community to purify itself, exorcise adversity, and ensure its cyclical regeneration.

 

Il Carnevale non è mai stato un semplice momento di svago o di effimera allegria. Fin dalle sue radici più remote, che affondano nei Saturnali romani e nei culti agrari di propiziazione della terra, esso si configura come uno spazio temporale sospeso — un vero e proprio "tempo fuori dal tempo" — in cui le leggi della comunità si capovolgono, l'ordine costituito viene momentaneamente sospeso e la trasgressione diventa legge.

Analizzando i testi tradizionali sardi (dalle maschere arcaiche della Barbagia ai riti equestri di Oristano, fino alla satira borghese di Tempio) emerge con forza un denominatore comune universale: il mascheramento e il rito come strumenti di metamorfosi, sovversione sociale e contatto con il sacro, la fertilità e la morte.

Questo saggio esplora queste dinamiche, ponendo a confronto il Carnevale sardo con due tradizioni straordinarie per affinità simbolica e psicologica: il Carnevale messicano (e il celebre Día de los Muertos) e la storica Festa dei Folli (Fête des Fous) della Parigi medievale.

La Sardegna: Dalla Barbagia alla Sartiglia e ai Riti di Fondazione

Nel mondo sardo, il Carnevale si declina in anime profondamente diverse ma unite dallo stesso filo conduttore arcaico: la terra, il ciclo della vita e il controllo delle forze naturali.

  • I Riti Agro-Pastorali della Barbagia: Dai Mamuthones e Insokotadores di Mamoiada ai Merdùles e Bòes di Ottana, fino a sos thurpos di Orotelli, la maschera zoomorfa e il pesante fardello dei campanacci inscenano la lotta primordiale tra uomo e bestia, il dominio sulle avversità invernali e l'auspicio per la fertilità dei campi.
  • La Sartiglia di Oristano: È uno dei riti equestri più spettacolari e complessi del Mediterraneo, organizzato dagli antichi gremi dei contadini e dei falegnami. Al centro vi è la figura de su componidori, un essere androgino investito di una sacralità quasi divina dopo il rito della vestizione (durante il quale non può toccare terra). La corsa alla stella e la benedizione finale con sa pippia 'e maju (doppi mazzi di viole e mammole) rappresentano un potentissimo rito propiziatorio di fertilità e abbondanza, erede di antiche prove di destrezza e di passaggio.
  • Il Carnevale di Tempio Pausania e di Bosa: A Tempio la festa è dominata dalla figura di Re Giorgio (Re Ghjolghu), un monarca edonista e fannullone che viene processato, condannato e solennemente bruciato in piazza al termine di sfarzose sfilate allegoriche. A Bosa, invece, il Karrasegare esplode nella sua forma più spontanea e licenziosa con i Giolzi e i canti di Laldaggiolu, in un tripudio di satira tagliente e allusioni alla sfera sessuale e vitale.

Il Carnevale e il Giorno dei Morti in Messico: La Maschera come Familiarità con l'Oltre

Se il Carnevale sardo usa il rito equestre e il travestimento zoomorfo per propiziare la terra e dominare il caos, il Messico porta questa connessione con la ciclicità cosmica a un livello di fusione culturale unico, erede della sintesi tra cosmologia mesoamericana e cattolicesimo.

  • Il Travestimento e la Catrina: Nel contesto messicano, in particolare durante il Día de los Muertos, il teschio e la maschera non generano terrore. La celebre Calavera Catrina e i volti dipinti a scheletro ribadiscono una concezione della morte non come fine assoluto, ma come fase necessaria della vita, esattamente come il rogo di Re Giorgio o il sacrificio del fantoccio in Sardegna mirano alla rinascita primaverile.
  • Il Rovesciamento e la Satira: Analogamente ai canti satirici bosani o alla contestazione del potere tipica dei ceti popolari sardi (come sa pannettera o su dottori nel carnevale cagliaritano), il Carnevale messicano utilizza la satira feroce per azzerare le distanze sociali. Per un giorno, il povero indossa abiti regali e le autorità vengono dissacrate attraverso la risata collettiva.
  • La Propiziazione della Vita: Come su componidori a Oristano apre le porte alla prosperità della comunità attraverso la corsa alla stella, le feste messicane mobilitano l'intera comunità attorno agli altari domestici e alle piazze per garantire la continuità del legame tra le generazioni e con la natura.

La Festa dei Folli a Parigi: La Sovversione Ecclesiastica del Medioevo

Nel cuore della Francia medievale, e in particolare a Parigi e nelle grandi cattedrali, la Festa dei Folli (Fête des Fous) rappresentava l'equivalente urbano ed ecclesiastico del caos carnevalesco. Celebrata nel periodo di gennaio, questa festività vedeva il basso clero sovvertire totalmente le gerarchie ecclesiastiche.

  • Il Papa dei Pazzi: Veniva eletto un "Papa dei Pazzi" che officiava liturgie parodistiche, recitava messe stravaganti, bruciava vecchie suole di scarpe negli incensieri al posto dell'incenso e trasformava lo spazio sacro in un teatro di rovesciamento.
  • La Teologia del Rovesciamento: Questa pratica dissacrante rifletteva la convinzione che l'ordine sociale ed ecclesiale avesse bisogno di una "valvola di sfogo" periodica. Permettere agli ultimi di comandare e di burlarsi dei potenti impediva la rottura violenta dell'ordine, incanalando le tensioni in una catarsi collettiva.
  • Il Parallelismo con la Sardegna e il Mondo Latino: Esattamente come in Sardegna il carnevale rappresenta una "costante resistenziale" — un modo per difendere il diritto della comunità a usare il proprio tempo e la propria identità contro le imposizioni esterne — la Festa dei Folli permetteva al popolo e al basso clero di riappropriarsi temporaneamente della propria voce attraverso la maschera e la follia autorizzata.

Tabella Comparativa delle Tradizioni

DimensioneCarnevale Sardo (Barbagia, Oristano, Tempio, Bosa)Carnevale e Festività in MessicoFesta dei Folli (Parigi Medievale)
Funzione PrincipalePropiziazione agricola/equestre (Sartiglia), esorcismo della morte, transizione ciclica e satira sociale.Culto degli antenati, accettazione della morte come ciclo vitale, satira politica e sociale.Sfogo delle tensioni sociali/clericali, inversione temporanea dell'autorità e delle gerarchie.
Natura del TravestimentoMaschere lignee (bisèra), pelli di animali, maschere di cera e veli di pizzo (Sartiglia), abiti nobiliari o grotteschi.Teschi, scheletri (calaveras), abiti tradizionali colorati, figure zoomorfe.Vesti talari indossate al rovescio, abiti da giullare, maschere grottesche e parodie liturgiche.
Elemento SovversivoInversione servo-padrone, licenziosità verbale, rogo dei re/fantocci e cortei satirici.Critica politica feroce, derisione della morte e delle istituzioni borghesi.Parodia dissacrante delle gerarchie ecclesiastiche e del cerimoniale papale.
Epilogo RitualeProcesso e rogo del fantoccio (Re Giorgio, Giolzi) o chiusura delle giostre equestri (Sartiglia).Offerte agli altari domestici, festeggiamenti comunitari nei cimiteri.Ritorno all'ordine liturgico e gerarchico dopo la festività.

Conclusioni

Il confronto tra il mosaico dei carnevali sardi, le tradizioni messicane e la Festa dei Folli parigina dimostra come l'umanità abbia costantemente sentito il bisogno di istituzionalizzare il caos per preservare l'ordine.